Pensieri di una sera d'estate

Ma in fondo una medaglia a cosa serve, e a chi?
Questo è il pensiero sicuramente impopolare che mi ossessiona stasera. Si: le medaglie d’oro, d’argento, di bronzo tanto agognate in questi giorni, da comparare con il numero ottenuto dalle altre nazioni, che cosa rappresentano veramente, e a cosa servono? A chi servono? Servono sicuramente a chi le vince, e sono il premio che testimonia il livello di bravura raggiunto nella propria disciplina sportiva, frutto di anni di sacrifici e di duri allenamenti. A cosa servono? In ultimo a ricordare che in questa edizione olimpica i più bravi sono quelli che le mostrano al collo. Bene, allora sottolineano e affermano il concetto “io sono più bravo di te” e di tutti quelli che gareggiando assieme a me non le hanno vinte. Detta così, io sono più bravo di te sembra quasi una nevrosi. A che serve stabilire chi è più bravo? Serve alla nazione per dire che la nazione migliore ha ottenuto più medaglie? Serve a soddisfare l’ego di chi le vince? Serve per far spettacolo? Serve al Coni per ottenere più finanziamenti? Veramente non mi riesce capire perché la televisione mi racconta di continuo se i problemi di una nuotatrice che non ha vinto la medaglia siano di natura fisica o psicologica o… O se un marciatore già squalificato in passato per truffa, prima verso se stesso e poi verso gli altri, sia o non sia questa volta innocente. Ma tutto questo carrozzone di gente alla ricerca dell’affermazione personale, a chi e a cosa serve? Qual è il motore che li spinge? La vittoria? E dopo che uno ha vinto? Diventa esempio forse per le nuove generazioni che vengono educate ad allenarsi e migliorarsi per vincere? Per portare lustro alla patria? Per far spettacolo ed intrattenimento verso coloro cosiddetti normali?
Sinceramente stasera non colgo più il senso di queste cose. Stasera ho ricevuto dalla televisione la notizia più bella ed esaltante dell’ultimo periodo: un gruppo di ragazzi che si sono allenati, hanno faticato e si sono sacrificati per portare sulle proprie spalle uno zaino contenente un loro amico sfortunato perché affetto da distrofia muscolare ma allo stesso tempo fortunato nell’avere amici tanto forti. Lo hanno portato a turno in giro, a vedere il mondo e l’umanità.
Bene, se ci fosse un’olimpiade dei più buoni, essi avrebbero vinto tante medaglie. Ma non credo che a loro interesserebbero. Hanno messo in pratica l’assioma fondamentale di tutta l’Educazione Fisica, NON dello sport, badate bene, e cioè: ESSERE FORTI PER ESSERE UTILI. Non essere forti, diventare forti a prezzo di enormi sacrifici per vincere le medaglie e attestare che io sono più bravo di te, ma sacrificarsi e diventare forti per essere utili. Una meraviglia di obiettivo, di meta, capace di elevare questo si lo spirito, l’anima di una persona, di una nazione.
Questo, secondo me, dovrebbero insegnare i docenti a scuola, e contribuire così facendo a creare generazioni nuove, società nuove, progredite.
Quando i più si indignano, in primis il megapresidente del CONI, per le mancate olimpiadi di Roma, mi piacerebbe sapere se queste persone così sensibili sarebbero disposte ad indignarsi per le condizioni in cui versano le palestre scolastiche dove bisognerebbe svolgere Educazione Fisica. Dico Educazione Fisica non sport, sottolineando il fatto che sono cose diverse. La prima ha per obbiettivi la salute e l’igiene, il secondo nonostante slogan acchiappacitrulli, della salute se ne infischia (basti pensare che in Italia solo per ciò che concerne il gioco calcio vengono operati circa ventimila legamenti crociati in un anno con relative spese sanitarie che gravano sulla collettività), e ha per obiettivi la vittoria, i premi, il successo, lo spettacolo ecc. Allora lo scandalo vero per me, sono per esempio i 411 milioni di euro che lo stato ha erogato nel 2014 al CONI, per la diffusione della pratica sportiva. A quanto ammontano i contributi statali erogati alle provincie o alle scuole per costruire palestre o sistemare quelle poche e scalcinate rimaste? Perché i programmi ministeriali per scienze motorie sono sempre più incentrati sulle pratiche sportive? Di chi si stanno facendo gli interessi? Dei ragazzi? Del CONI? Poi mi viene in mente tutto quello che di retorico è stato affermato sulle para olimpiadi. Ma se invece di spendere tutti quei soldi per metterle in piedi se gli stessi soldi venissero utilizzati per abbattere le barriere architettoniche non sarebbe meglio? Quante persone con difficoltà potrebbero beneficiare di una simile iniziativa? Mi fermo qui ma potrei continuare all’infinito…