Emilio Baumann

Biografia estratta da "Teoria e pratica degli appoggi Baumann" di Alberto Forti, Agliana 2015 presso l'autore:   

Emilio Baumann nasce il 9 aprile 1843 a Canonica d’Adda, in provincia di Bergamo. Nel 1847 si trasferisce con la sua famiglia a Montorio Veronese. All’età di dieci anni entra nel collegio Mazza di Verona, dove frequenta studi classici e ha il suo primo contatto con la ginnastica, grazie a un compagno di studi proveniente dal Theresianum di Vienna che gli insegna alcuni esercizi agli attrezzi.

Nel 1859-’60 frequenta solo il VII anno di ginnasio, ma intollerante di restare oltre sotto il dominio straniero, si prepara agli esami di licenza liceale che, saltando un anno, supera splendidamente al liceo di Bergamo.

I successivi studi li compie nella Scuola Normale, rivolta alla formazione professionale degli insegnanti di scuola elementare (sarà, in un secondo tempo, sostituita dall’Istituto magistrale) di Treviglio. La speranza è quella di, una volta conseguito il diploma, ottenere un impiego da maestro elementare nel più breve tempo possibile, così da riuscire a far fronte alle difficoltà economiche. È qui che su invito del Direttore prof. Giuseppe Tiragallo, impartisce la sua prima lezione di ginnastica, insegnando ai propri compagni gli esercizi agli anelli.

Nel 1861 può recarsi a Torino per frequentare il primo Corso Magistrale di Ginnastica, tenuto dal maestro Rodolfo Obermann. Ciò è reso possibile dal generoso contributo dei suoi compagni di corso, ognuno dei quali mette a disposizione una certa somma, in modo da permettergli il viaggio e il soggiorno nella città per la durata dell’intero corso.

 È proprio lì che conosce Costantino Reyer (1838-1931), definito da Baumann “l’infaticabile apostolo della ginnastica seria in Italia, cioè della ginnastica militare”[1].

I due condividono non solo l’esperienza, ma ben più profondamente, le idee e le vedute relative alle problematiche ginnico-educative dell’epoca; da ciò scaturì la nascita dell’asse veneto-romagnolo contrapposto alla scuola di Torino. Il loro percorso sarà da questo momento inestricabilmente intrecciato.   

Baumann si diploma a Torino maestro di ginnastica col massimo dei voti, due dieci, in anatomia e ginnastica (fig.1)[2]. L’anno successivo rientra a Treviglio e introduce nella Scuola normale l’insegnamento della ginnastica, istruendo i suoi colleghi. Si propone, una volta portati a termine gli studi, di professare il mestiere in una città che sia sede di Università, così da potersi iscrivere alla facoltà di medicina e immergersi negli studi ad essa inerenti, per comprendere più a fondo quali scientificamente siano gli effetti della ginnastica sull’organismo umano.  

Poco prima di conseguire la patente di maestro elementare inferiore, la numerosa famiglia si trova in forti ristrettezze economiche, in condizioni di quasi miseria, a causa dello scoppio della guerra di secessione americana che rende impossibile l’importazione di cotone e costringe il padre a chiudere lo stabilimento in cui lavora. Per aiutare se stesso e la famiglia, Baumann s’impegna sebbene per pochi mesi, in una scuola elementare autunnale di ripetizione a Treviglio, e in un’altra nel proprio paese. Questo gli impone di camminare ogni giorno  per otto chilometri e mezzo per giungere a Treviglio, iniziare le lezioni alle 8.00  precise per poi ripartire a mezzogiorno, ripercorrere lo stesso tragitto e affrontare un nuovo corso dalle 14.00 a Canonica. In questo modo riesce ad aiutare la famiglia e provvedere a se stesso, nonché a pagarsi il viaggio e mantenersi il primo mese a Bologna, dove viene mandato su incarico governativo appena dopo aver conseguito il diploma, nel 1862.

Ivi si prodiga come maestro elementare, e successivamente di ginnastica, nel Ginnasio e nella scuola tecnica comunale. La disciplina sul territorio bolognese è già nota e inserita in alcune scuole private fin dal 1859. È, da allora, insegnata da un maestro di scuola franco-italiana: Giovan Battista Giraud[3], appositamente chiamato da Nizza dai direttori di alcune scuole private bolognesi. Poco dopo, Baumann, è nominato direttore della ginnastica nella provincia rilevando Giraud, e sostituendolo anche nel ruolo di maestro di ginnastica in gran parte delle scuole private, comunali, provinciali e governative della città.

Si dedica parallelamente alla stesura di manuali e trattati di ginnastica.

Prima di iscriversi all’Università, ha premura di assicurarsi che alla famiglia non manchi il  sostentamento di cui necessita per vivere, perciò se ne fa carico provvedendone in prima persona. Soltanto con la fine della guerra americana, la situazione migliora e riesce finalmente a iscriversi alla facoltà di medicina, nel 1864. In sei intensissimi anni in cui non smette di impartire e ricevere lezioni, consegue la laurea, con tanto di lode. La tesi è riconosciuta degna di stampa e s’intitola  La ginnastica nei suoi rapporti con la medicina e l’igiene”: segna il principio del passaggio della ginnastica da empirica a scientifica.

Durante il suo percorso universitario, fonda, nel 1868 la Federazione delle Società Ginnastiche italiana, insieme a Costantino Reyer Castagna, Pietro Gallo, F. Ravano, G. B. Bizzarri, Caiol, Fidora ed Orsolato. I suoi fini sono promuovere lo sviluppo di nuove società ginnastiche (in Italia allora solo 6, in Germania ben 2000) e risolvere i problemi dei maestri di ginnastica sottopagati e sottostimati nelle scuole.Avendo chiaro tale proposito, Baumann costituisce nel 1870 la Società Ginnastica “Virtus”, inizialmente composta da soli 9 soci, giovani studenti di liceo e dell’università a cui venivano impartite le lezioni; nel giro di pochi mesi la piccola palestra messa a loro disposizione dal Comune non è più sufficiente, i soci hanno raggiunto le 160 unità[4].

In maniera graduale, dalla società,  Baumann riesce ad aprire una scuola gratuita per operai, una scuola di scherma, una scuola di nuoto, una scuola di ginnastica femminile (dove insegna sua moglie Maria), e una scuola per maestri e maestre di ginnastica. Sempre allo scopo di promuovere le società e introdurre la ginnastica nelle scuole, la “Virtus” ricorre ad un maestro di ginnastica e scherma pagato direttamente da Costantino Reyer perché andasse per i comuni a diffondere e introdurre le innovazioni.

Rispetto alla scuola di Torino a base eminentemente aristocratica, la “Virtus” è caratterizzata dall’estrazione borghese e popolare dei suoi soci, e da una maggiore considerazione per la realtà pratica in cui gli uomini si trovano ad agire. La ginnastica promossa in seno alla società era proiettata nel civile: doveva essere in grado di aiutare gli individui a superare le difficoltà della vita, come saper spegnere un incendio o soccorrere un annegato, oltre che a muoversi e camminare in modo corretto. Significativo a tal riguardo il pensiero del Baumann:

“Non ci persuadono quegli animi così sensibili che salverebbero una mosca da un ragno, ma se qualcuno annega non sanno che gridar dalla sponda e piangere e disperarsi; che maledicono il fuoco dell’incendio ma non possono lavorar allle pompe per il pericolo di un sudore retrocesso o perchè l’abito della festa si sciupa…Buona gente, tutta piena di intelligenza e di cuore e che farebbe assai se potesse!...”[5]

In questo periodo è in atto un grosso dibattito riguardo all’inserimento della Ginnastica nelle scuole: Baumann in particolare concentra la propria attenzione sulla pratica della ginnastica nelle scuole elementari, come dimostra la pubblicazione del volume Programmi di ginnastica per le scuole elementari scritto in collaborazione con l’amico Pietro Gallo. Questa iniziativa incontra grosse resistenze, sia da parte dei politici, che da parte del suo primo maestro: Rodolfo Obermann. Questi, di risposta a un’opera dedicatagli proprio dal Baumann nel 1866, il Manuale di ginnastica per le scuole elementari[6], commenta: “si tratta di una cattiva speculazione, poiché in nessuna nazione anche progredita si è introdotta ancora la ginnastica nelle scuole elementari”.

Sorge quindi una profonda discrepanza con la scuola torinese rappresentata dallo stesso Obermann, che ha per modello la tradizione tedesca e considera la ginnastica come strumento finalizzato a preparare i giovani alla pratica militare; caratterizzata dall'uso esasperato dei grandi attrezzi e impostata essenzialmente su robustezza fisica e disciplina.

Con Baumann la ginnastica è una scienza che mira a conseguire un fine più alto: educare lo spirito e più specialmente la volontà, cioè a formare il carattere: “ Noi tendiamo in linea secondaria a conseguire il fine igienico del movimento corporale,mirando molto più in alto, ad educare lo spirito e più specialmente la volontà, cioè a formarne il carattere, […] per noi la stessa coltura del corpo finisce per essere non fine a sè medesimo, bensì il mezzo anzi l’ottimo dei mezzi al conseguimento dello scopo psico-cinesico che è l’educazione della volontà, poiché non esiste alcun specchio, per leggervi lo stato d’animo dell’educando che sia più teso, nitido e sicuro dei movimenti del suo corpo”.[7]

“ […] Non essendo questione di braccia e di gambe e di petto o di torso, ma d’una più forte, quella a cui miriamo e più razionale: quella dello spirito. Tra la forza del corpo e quella dello spirito, la migliore cosa senza dubbio è quella di possederle tutte e due, ma qualora si debba rinunciare a una, siamo tutti concordi, piuttosto uno strappo alla corporea, ma rimanga intatta la spirituale”.[8]

È ben distante da quella ginnastica che tende solo a ingrossare i muscoli e a conferire talenti acrobatici; l’educazione fisica da Lui propugnata parte da una concezione elevatissima delle relazioni fra il fisico e il morale. Baumann contrasta la ginnastica "coreografica" di stampo militare, e gli oppone la sua “Ginnastica fra i banchi”[9]. Egli propone una ginnastica naturale: stare e reggersi bene in piedi, camminare, correre, saltare, nuotare, arrampicarsi; per aiutare l’uomo a padroneggiare  se stesso nella realtà, e contribuire a formargli il carattere. L’individuo doveva essere tenace, coraggioso, energico, equilibrato e uomo d’azione. Egli introduce cambiamenti rispetto al sistema torinese: alla pratica dei grandi attrezzi (a cui non attribuisce un ruolo di primo piano),  affianca quella dei piccoli attrezzi, verso cui lo orientò Costantino Reyer (di sei anni più grande, ha per Lui un ruolo trainante già dai tempi del corso in cui sono stati compagni). Tra i piccoli attrezzi hanno larga diffusione i bastoni Jäger[10], che fanno riferimento alle teorie ginnastiche dell’omonimo ideatore.

Lo stesso Baumann si applicherà nell’invenzione, nello studio e nella realizzazione di nuovi attrezzi atti alla pratica di esercizi ginnici, alcuni dei quali sono ancora oggi validi e utili.

Il divario tra le due scuole si fa ancora più evidente nel caso della ginnastica femminile. Per  la scuola bolognese la ginnastica doveva consistere in vero esercizio fisico, e non rappresentare una semplice coreografia (nel romanzo Amore e Ginnastica[11] di Edmondo De Amicis, si affronta anche l'argomento dell’esercizio fisico compiuto dalle ragazze: «un movimento rattenuto e misurato a centimetri, insufficiente per quei corpi fatti e pieni di vita, una combinazione d'esercizi compassati, cercati con la penna, per servir di spettacolo a commissioni e a invitati»; la protagonista dello stesso romanzo, la maestra Pedani, parla del Baumann riservandogli parole di stima: «era benemerito del paese, era il fondatore d'una nuova ginnastica che avrebbe dato immensi frutti, un grande ingegno, un gran dotto, un creatore di caratteri. [...] Il Baumann, datigli i mezzi, avrebbe rifatto una nazione»).

Un corso magistrale di ginnastica per il Maestro, “apriva alle giovani cittadine una nuova carriera” e riteneva necessario “aprire alla donna un più largo campo alla sua operosità”[12]; per l’Obermann e la sua scuola, la ginnastica femminile era finalizzata a produrre vantaggi ai fini della futura maternità e delle incombenze domestiche.

Un’altra differenza si può chiaramente evincere dal bando d’iscrizione alle due scuole: per accedere alla torinese era indispensabile il certificato di “sana e robusta costituzione fisica”, mentre sempre in merito all’accesso, il pensiero  della “Virtus” era che “tre mesi di quotidiana ginnastica trasformano completamente un organismo, lo rendono più sano, più armonico e più forte, quindi […] se anche prima del corso non si può dire di un giovane che sia sano e robusto, lo si deve dichiarare poi. La ginnastica è per i sani e forti un grado maggiore di sviluppo; per i deboli spesso un dovere, sempre un bisogno”[13].

Dall’incessante acuirsi di tale divergenza di vedute, di atti pratici e d’intenti, nasce, nel 1877, la Scuola Magistrale di Ginnastica, in seno alla Società Ginnastica “Virtus” di Bologna: Baumann ne è il direttore, e tra gli insegnanti annovera nomi illustri come il famoso ortopedico Putti, Pietro Gallo e F. C. Valle.

Nel 1879 il Governo crea altre otto Scuole consimili, sparse sul territorio italiano, decretando la fine del monopolio torinese.

Nel 1881 Felice Valletti è il nuovo Ispettore Centrale della ginnastica presso il Ministero della Pubblica Istruzione. Egli si schiera dalla parte della tradizione, sostenendo quindi il sistema di Obermann, già previsto dai programmi governativi. Assicura alla Società torinese, dall’interno del Ministero, la tutela degli interessi e la salvaguardia del metodo ginnastico propugnato. Da tale posizione di prestigio, ha modo di continuare a combattere la sua personale battaglia contro Emilio Baumann. Suo primo intento è quello di ricostituire l’unità, nell’ambito della ginnastica, a livello nazionale, e promuovere quella praticata secondo il sistema torinese, l’unico da utilizzare. È necessario dunque chiudere le scuole magistrali di ginnastica e istituirne un’unica a Roma. La città è stata scelta anche per la sua posizione strategica poiché sede degli organi di governo e del Ministero cui Valletti fa capo, luogo quindi che gli avrebbe permesso un controllo costante sull’attività della scuola. Secondo quanto pianificato, non si trattava altro che del mero trasferimento della scuola, da Torino a Roma. Questa, sotto il nuovo nome di Regia Scuola Normale, avrebbe di fatto mantenuto inalterati i programmi. Egli cerca in ogni modo di ostacolare e di oscurare il sistema applicato dal Baumann, ma nonostante le trame e i complotti, il raggiro non riesce. Messo a concorso il posto, è proprio Emilio Baumann ad aggiudicarselo ed essere dunque nominato Direttore della Scuola, avvalorato dalle seguenti motivazioni: “I suoi certificati – aveva sostento la commissione esaminatrice – offrono serie garanzie di coltura generale e speciale indispensabili alla posizione cui aspira. Laureato nell’Università di Bologna in medicina e chirurgia, abituato alla direzione di scuole e di istituti ginnastici, insegnante in parecchi corsi di ginnastica, incaricato di svariate missioni e delegazioni presso congressi, scrittore di molti opuscoli attenenti alla materia, direttore di periodici ginnastici favorevolmente conosciuti, non dà luogo a esitanza nella scelta[14].

La scuola apre i battenti nel 1884.

Nonostante lo stipendio di tre volte inferiore rispetto a quello che ormai guadagna dal prestar servizio tra scuole, società e lezioni private a persone facoltose nella città di Bologna, accetta di buon grado il posto, pensando fosse suo dovere e compito di estendere a tutta l’Italia i benefici di quella ginnastica, ormai saldamente istaurata e acquisita dalla città e nella provincia di Bologna. Ottenuto l’ufficio, richiede e ottiene dal Ministero di poter sperimentare per un anno esercizi diversi da quelli adottati dal governo, facenti capo al sistema di Obermann; ma chiamata a indagare sui risultati raggiunti al termine dell’anno, la Commissione ministeriale esprime un parere estremamente negativo. Di tal fatto non v’è da stupirsi: tra i membri della commissione compaiono, non a caso, il direttore tecnico della Società Ginnastica Torinese e il rappresentante del Ministero della Guerra, un conservatore della tradizione, contrariato dalle innovazioni del Baumann. In una relazione del 1892 sulla scuola di Roma, Valletti scrive che: non solo il Baumann non s’è “allontanato dai difettosi esercizi” che aveva voluto “esperimentare”, ma usava ancora gli “appoggi”, rimanendo del tutto indifferente di fronte alle osservazioni della Commissione che li aveva ritenuti “pericolosi”. “L’obbiezione del pericolo è più teorica che mai – risponde Baumann – in ogni caso però non vi è chi non veda come persone sdraiate per terra possano cadere molto meno che sospese alle scale e alle parallele”[15]. A quasi vent’anni dalle prime polemiche, Valletti si serve ancora di simili pretesti per mettere in discussione l’utilità della scuola romana e la “poca attitudine” del Baumann alla direzione, che con la continua incuranza e disobbedienza alle disposizioni ministeriali dava cattivo esempio agli allievi.

Voglio a questo punto ricordare che i contrasti tra Valletti e Baumann a proposito degli appoggi sono espressi dal Maestro già nel suo libro Meccanica umana del 1882, dove a pag. 164 così scrive:

“Tuttavia non è qui fuori luogo ricordare con tristezza che un certo Prof. Valletti non abbia saputo al loro apparire combattere in altro modo l’introduzione dell’attrezzo che dichiarandone gli esercizi da quadrupede. Sarebbe stato molto meglio se avesse snocciolato ragion tolte o dall’anatomia, o dalla fisiologia o dall’igiene; soprattutto poi obbligo suo sarebbe stato riconoscere che in ginnastica, come in medicina, non si combatte una novità che dopo una seria esperienza. Condannare prima di esperimentare suppone ignorare che base della ginnastica non è l’induzione ma la deduzione, e che l’esperienza, per essere prova, bisogna sia fatta sopra molti individui e continuata lungamente; usando delle cose non come capita, ma come viene indicato dall’inventore medesimo”.

Saranno gli allievi stessi (tra i quali Ludovico Paggio ) a smentire i veleni e le calunnie del governo: nel 1901 infatti, in occasione del 40° anno d’insegnamento si preoccupano di istituire una ”iniziativa per un’attestazione di stima e di affetto al Dottor Emilio Baumann, Direttore alla Scuola Normale di Educazione fisica in Roma”[16].“L’illustre Maestro in queste onoranze vedrà untrionfo della causa per la quale Egli ha fatto tanto: vedrà quanti la ritengono alta e degna e ne avrà motivo di legittima compiacenza. Della nostra iniziativa possiamo essere lieti”[17].

Poco prima, nel 1881 insieme a Costantino Reyer e Fabian Gregorio Valle, intraprende una crociata per dare sviluppo all’istituzione dei pompieri, organizzali, riunirli e diffondere nel paese l’umanitaria associazione dei pompieri volontari. Nascono quindi il Corpo dei Pompieri Volontari, la Federazione dei Pompieri Italiani e la Società di Pronto Soccorso nel 1889.

Il 29 Luglio 1917 muore a Roma.

Con lui moriva il vero fondatore della ginnastica italiana. L’opera sua gagliarda e spesso direi anche violenta, gli suscitò nemici ed avversari talora tra coloro stessi che egli aveva, con il suo insegnamento, beneficati e messi all’onore del mondo. Ma il temperamento di lui, non fu mai tale da fargli temere le opposizioni e magari le aggressioni: non era ad Emilio Baumann che si sarebbe potuto dare la tacca di uomo accomodante. Egli è morto dopo una vita che ebbe infinite amarezze, fino all’estremo momento egli non domandò mai conforti: non volle amici, non volle discepoli ad assisterlo negli ultimi suoi giorni. Così è morto, squallidamente povero, solo e sdegnoso, colui che sparse tanta semenza di bene, fondando la dottrina moderna dell’educazione a pro della rigenerazione fisica e morale della nostra razza”.

(Dottor. Monti)

Durante tutta la sua vita Baumann porta avanti con impegno, vigore e dedizione le idee per cui si è battuto e immolato, nonostante le difficoltà incontrate. Svolge un’intensa attività di insegnamento della ginnastica e, proprio perché rinfrancato dagli studi di medicina è riuscito a valutarne scientificamente i risultati. Da questo continuo lavoro deriva non solo la composizione di numerosi testi, ma anche l’invenzione di attrezzi che permettono l’apprendimento e lo sviluppo ottimale dei movimenti più naturali del corpo umano, ne esaltano le potenzialità, le misurano e ne danno coscienza. Tra questi ricordiamo l’asse d’equilibrio (fig. 1), gli appoggi (fig. 2), i ceppi (fig. 3), il canestro, lo stadio ginnastico, l’autortopede, vari tipi di saltometro, lo spirometro, il tavolo ginnastico.

Quando ebbe principio l’attività scientifica del Baumann tutto era da fare nel campo delle nostre discipline: teoriche senza indirizzo, elenchi di esercizi presi a caso, nulla di coordinato con nozione esatta dello scopo: c’erano gli insegnanti, le scuole, i propugnatori della ginnastica, non era ancor venuto l’osservatore e lo scienziato. I mezzi di ricerca, le investigazioni positive, le esperienze da laboratorio vennero molto tempo dopo. Il Baumann esperimentò e studiò sulla natura e colse, per così dire, le osservazioni sul vivo: si mise lui fra i ginnasti e fu ginnasta, maestro, uomo di sport Lui stesso: ha studiato sé, interrogato gli altri, riunito documenti […] il Baumann sentiva la dignità del fine e la necessità del mezzo e sapeva che per riuscire a rialzare le sorti delle nostre discipline non v’era altro espediente che nutrirsi di forti studi in tutte le materie attinenti e volere e pensare con metodo , con unità di indirizzo mentale […][18].

Importanti sono l’armonia e l’eleganza dei movimenti, lo “stile ginnastico” che caratterizzavano  l’esecuzione dell’esercizio; suscitava nel Maestro grande interesse la “funzione curativa”, insita nella ginnastica.

L’aspetto medico, come ampiamente argomentato nel libro Psicocinesia, ovvero l’arte di formare il carattere” (per la prima volta in stampa nel 1890, rappresenta, citando il Marchetti “la piattaforma su cui si doveva costituire la ginnastica italiana”), riguarda in particolare la cura delle malattie nervose, che proliferano nella società moderna col dilagare del “progresso” che allontana l’uomo dalla vita a contatto con la natura, dai movimenti naturali, che assopisce l’attenzione e la concentrazione nello svolgere azioni quotidiane, ormai ordinarie e automatizzate. Questi atteggiamenti portano con sé danni incalcolabili al cervello e al sistema nervoso. La società moderna, coi suoi lussi, le comodità e la sedentarietà, uccide l’attenzione, la vivacità e i sensi: l’abitudine provoca nevrosi.

La ginnastica proposta e propugnata da Baumann esige “sempre assoluta attenzione e precisione”, ed è la cura adatta non soltanto per “compensare l’organismo dai danni derivati dalla sedentarietà muscolare della scuola e della vita civile”, ma soprattutto per “riparare a quelli che le stesse condizioni” procurano al cervello e al sistema nervoso[19].

è stato il primo ad aver intuito il problema del logorio fisico dovuto all’insorgere della civiltà industriale; il primo ad aver chiara visione della nascita del fenomeno del tempo libero e del pensiero su come impiegarlo. Problemi e fenomeni  a cui aveva trovato, nella pratica dell’Educazione fisica, il rimedio comune.

Ha dato un enorme contributo alla nascita e alla diffusione della ginnastica italiana, della quale è considerato il rifondatore, e ha inoltre il merito di aver inserito l’Educazione Fisica nel vasto ambito della medicina preventiva e del processo educativo della persona umana.

Trovo giusto e doveroso riportare alcune parti estratte dai tributi[20] al Maestro, scritti volontariamente per rendere merito a Emilio Baumann, alla sua personalità e al suo operato. Nella speranza di ricreare di lui un’immagine, la più verosimile possibile, che al meglio lo rispecchi, lo rispetti, e combaci con l’uomo che fu.

Affinché il suo impegno e la sua vita non vadan perdute in qualche libro antico e raro, e malauguratamente poco aperto; affinché i suoi studi non vadano dimenticati o associati a ideologie diverse da quella alla quale ha dedicato anima e corpo: l’Educazione Fisica. La sua quotidiana pratica come igiene e cura di corpo e spirito da contrapporre al diffondersi quasi epidemico della sedentarietà e degli automatismi portati dal progresso, come prevenzione e cura; richiamo all’assopirsi dei sensi ritiratisi in letargo e della volontà che va estinguendosi per la scarsa considerazione. Mezzo per forgiare giovani abili e coraggiosi; per donare, a chiunque la pratichi con coscienza, conoscenza, coraggio, sicurezza e confidenza in sé e nelle proprie potenzialità.

Affinché non si dimentichi il ruolo dell’Educazione Fisica, l’origine e il motivo per cui a scuola è stata e  dev’esser praticata, altra e indipendente dagli sport. Perché non muoia, e ritorni a brillare di luce propria, illuminando soprattutto i ragazzi.  

“Osservatore e sperimentatore di eccezionale acutezza, Egli ha saputo trovar la base del suo sistema nella pura ricerca del vero. Egli ha fatto della ginnastica una scienza, ed una scienza schiettamente sperimentale. Ha percorso tutti, in Italia e fuori, e le teorie più geniali, le proposte più brillanti, le innovazioni più audaci vennero da Lui prima che da ogni altro. […]. Egli è un apostolo sincero e sicuro. Tutto in lui è volto a un fine supremo: l’intelletto, il cuore, l’operosità feconda e non mai assopita, tutta la vita sua ha una meta, dalla quale Egli non si è discostato né si discosterà mai. Come degli uomini destinati a lasciar manifesta traccia del loro passaggio e a conquistare il futuro, di Lui si è detto il più gran bene e il più gran male”.

(Dottor Monti)

“Il tempo, domatore vittorioso di uomini illustri, non ha sorpassato lui […]

Egli vive ancora più nel presente e nel futuro che non nel passato”.                                                                

                                                                                                                               (Ludovico Paggio)

“Il dottore Emilio Baumann è uomo, che unisce allo eletto ingegno un forte ed integro carattere. Nei tempi e nella società in cui viviamo, non sempre queste due forze si accompagnano insieme e la loro disunione è appunto una delle tante cause della nostra morale e civile decadenza. […]. Apostolo e maestro di una ginnastica razionale; banditore di sagge e sagaci dottrine che riunì nel nome di Psico-cinesia; avrebbe meritato e meriterebbe maggior plauso e migliore fortuna. Non ebbe l’uno né l’altra corrispondenti ai suoi meriti, per quella tempra di elevato carattere, che sdegna le adulazioni, i piccoli artifici di chi strisciando si arrampica; per quel desiderio, che è in lui impeto spontaneo della sua schietta natura, di manifestare apertamente sempre, la verità”.

(Avv.Vincenzo Mikelli)

“Quest’uomo sa mostrare il genio dell’educazione: pare che il suo sguardo penetrante arrivi dentro l’allievo e ne legga i pensieri; davanti a Lui non si commette una debolezza e giovani timidi sapevano mostrarsi coraggiosi; chi scrive queste linee ha visto compagni, alla scuola di nuoto, che avevano un terrore istintivo dell’acqua, fare dietro ordine suo un tonfo nel profondo; ha il segreto di far vincere, sprezzare la sensazione dolorosa, vincere il senso della paura e indurre a determinazioni pronte: scandaglia il meglio di noi e sa farlo predominare. Davanti a Lui è per tutti uno sforzo continuo di parere, almeno, quello che lui voleva che si fosse, e lo sforzo giovava perché ci mettevamo nella via di diventare quello che si voleva parere”.             

                                                                                                               (Ludovico Paggio)

 

 

 

Mi piace concludere questa breve biografia del Maestro con un suo scritto, quasi un bilancio morale del suo lavoro, dal quale si envice la sua umiltà, la sua saggezza, e cosa ben più importante la speranza che Egli ripone nel futuro, in chi verrà dopo di lui, in chi continuerà  a cercare soluzioni ai suoi quesiti,  per completare la sua opera:

“A quell’epoca erano ormai presenti nella mia mente questi due concetti: il primo che l’Educazione Fisica è resa necessaria dai danni che la civiltà produce coi suoi progressi; il secondo, che la civiltà demolisce pure il carattere. Si trattava, dunque, di riconoscere quale intimità di vincoli congiungesse i due concetti e con quali accorgimenti si sarebbe potuto provvedere contemporaneamente a riparare i danni che al corpo ed alla psiche col proprio incessante ed inevitabile incedere produce la civiltà. Quanto sia riuscita difficile alla mia povera mente la soluzione di questo problema si può di leggieri argomentare dal lunghissimo tempo trascorso da allora (1882) sino ad oggi. E se ciò non di meno perseverai, lo devo ad una fortuita circostanza, cioè l’aver let to, non so più quanti anni fa, che per l’umanità è più difficile porre un quesito che risolverlo. Da quel momento pensai se anche io non lo risolverò, lo risolverà un lettore, o il figlio suo o il nipote; ma certamente qualcuno lo risolverà. Ed è questa convinzione profonda ed inestinguibile che mi dà lena di scrivere non ostante che la mia penna, come il lettore vedrà, sia già stanca”[21].

(Emilio Baumann)


 



[1]Lettera di Emilio Baumann al Ministro della Pubblica Istruzione in data 12-2 1884

[2]Elenco degli aspiranti maestri intervenuti al Corso Magistrale di Ginnastica istituito con rd 13 Luglio 1861, presso la Società Ginnastica di Torino, 1861. Al secondo posto dell’elenco spicca il nome di Emilio Baumann, futuro padre della Ginnastica Italiana (10 in Ginnastica e in Anatomia), al quindicesimo quello di Costantino Reyer (8 in Ginnastica e 9 in anatomia).-Archivio centrale di stato, Ministero della Pubblica Istruzione s.g 1861-1894.

[3] Nel 1861 sarà anch’egli allievo dell’Obermann nel primo corso governativo presso la società torinese.

[4]Relazione sulla Società “Virtus” di Bologna del presidente Gaiani del febbraio 1878 al provveditore agli studi di Bologna. “Atti della Società Ginnastica Bolognese”; sulla costituzione e sulla storia della Società Ginnastica “Virtus” fino ai nostri giorni.

[5]E. Baumann- Il fine della ginnastica (Discorso Inaugurale del I Congresso dell'Associazione dei Maestri di Ginnastica,  pag. 9, 10 Bologna 8 gennaio 1882)

[6]E. Baumann, Manuale di ginnastica per le scuole elementari- Bologna 1866

[7] E. Baumann,  La ginnastica italiana,  parte prima,  cit., pp. XII-XIII -  Roma 1907

[8]E. Baumann, discorso al banchetto in suo onore a Bologna il 10 Dicembre 1911 in risposta a quello del presidente della Virtus.

[9]E. Baumann è autore di un testo intitolato appunto La Ginnastica fra i banchi, di cui la prima edizione risale al 1870.

[10]A. Forti,Teoria e pratica della bacchetta e del bastoneJäger   Agliana -2015

[11]E. De Amicis, Amore e Ginnastica  - 1892

[12]E. Baumann,  Progetto di una Scuola Magistrale di Ginnastica, Bologna, 1877,  pag. 6.

[13]Bando d’Iscrizione agli studenti candidati per la licenza dagli Istituti tecnici e dai Licei, ACS, Mpi, Sg 1861-1894

[14]Verbale della Commissione esaminatrice dei titoli presentati al concorso per gli incarichi presso la R. Scuola Normale di Ginnastica di Roma, in data 22.10.1884.

[15]Risposta di Emilio Baumann e Pietro Gallo alle osservazioni di Felice Valletti sui programmi di ginnastica proposti per le scuole elementari del comune di Venezia, Venezia, 1893, pag. 12.

[16]Parma, Maggio 1901. Ludovico Paggio – Giovanni Racchi. Biblioteca Civica Angelo Mai, Bergamo; “giornali – Sala 28 – 284/72 – opuscolo”. La pubblicazione in onore del 40° anno d’insegnamento di Emilio Baumann è riportata nella rivista dell’Istituto Duchenne: Anno II – N. 1 gennaio – aprile 1993.

[17] Idem.

[18]Parma, 11 Maggio 1901. Ludovico Paggio.

[19]E. Baumann, Ginnastica e scienza 1910, cit. p. 456. Tale argomento era già stato sensibilmente trattato e ampiamente argomentato in Psicocinesia, ovvero l’arte di formare il carattere, Roma 1890.

[20]Rif. Nota 16

[21]E. Baumann, Psicocinesia ovvero l’arte di formare il carattere –Roma 1890

 

 

 

 

Fig. 1 Assi di equilibrio

Fig. 2 Appoggi

Fig. 3 Ceppi